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File 1 - Terremoto e puzza di fumo
23 giugno; ore 23:30
La scuola era ormai finita da un paio di settimane.
Il peso dei compiti, l'obbligo di doversi alzare presto e l'aria gelida dell'inverno, avevano lasciato il loro posto all'estate. Un'estate così calda che risultava quasi impossibile riuscire ad addormentarsi di notte, mentre di giorno la voglia di fare qualsiasi cosa spariva.
I rami degli alberi erano immobili, le strade silenziose, le luci dei lampioni accese e le finestre delle abitazioni buie. Tutto taceva, come se il tempo avesse smesso di scorrere.
La notte dominava sulla città.
Il professor Hiroshi Agasa, così stanco da essersi assopito dopo poco tempo, aveva lasciando la finestra della sua stanza e la porta, che dava sul corridoio, aperte, a modo di far circolare l'aria e rendere più sopportabile la calura.
Un lieve venticello tiepido circolava all'interno dell'abitazione e regalava un po' di sollievo. Però, Shiho Miyano, che condivideva la stanza con il professore, non riusciva proprio a prendere sonno.
Oltre all'afa, ciò che le impediva di dormire erano i ricordi di un incubo che l'avevano fatta svegliare di soprassalto, pochi minuti prima.
Rigirandosi nel letto, in cerca di una posizione comoda, continuava a vedere nella sua mente i frammenti di quel sogno orribile.
Strinse i pugni così forte da rendere le nocche delle mani bianche. Tenendo gli occhi chiusi cominciò a pensare a delle cose positive. Tutto ciò che non riguardava il tema del suo incubo: l'Organizzazione, il cui obbiettivo era sempre quello di eliminarla.
Sospirò, dicendosi che ormai doveva essersi abituata. Sognare di venir uccisa dall'Organizzazione era diventata una routine.
'Devo smetterla!' pensò, rimproverando se stessa 'Avendo paura e comportandomi da idiota non risolverà niente.'
Decisa a darsi una rinfrescata al viso, visto che si sentiva molto accaldata, scese dal letto, infilandosi in modo distratto le pantofole.
Orientandosi nella penombra, uscì dalla stanza da letto del professor Agasa e si avviò verso il bagno.
Mentre camminava, senza fretta, tendendo le mani nelle tasche del pigiama e la testa china verso il basso, a modo che i capelli biondi le coprissero il viso, pensava.
'So già cosa farebbe Shinichi se fosse qui' si disse 'Mi direbbe di stare tranquilla e di non avere paura, perché finché non sarò sola, nessuno potrà farmi del male''
Sorrise, alzando lo sguardo e concluse 'Come vorrei poterci credere.'
Un colpo di vento improvviso, trasportò dall'esterno, uno strano odore nella stanza del professore Agasa.
Dopo poco tempo, esso raggiunse anche Shiho in corridoio, che avvertendo subito quella puzza, si voltò ed esclamò sotto voce «Cos'è? Fumo?»
Ma quando provò ad annusare di nuovo l'aria, il vento si era ormai placato e l'odore svanito.
Pensando di essersi sbagliata, riprese a camminare, raggiungendo la porta del bagno di servizio.
Prima di entrare guardò verso la stanza del professore. Vedendo che era tutto tranquillo, sorridendo varcò la soglia, accendendo la luce.
Decisa a darsi una rinfrescata, si sciacquò il viso e i polsi con dell'acqua gelida. Lasciandosi inebriare da quella piacevole sensazione, riuscì a calmarsi un po', mettendo da parte l'incubo che aveva fatto.
Cominciò ad osservare la sua immagine riflessa nello specchio. Quello che vide fu il viso di una bambina di circa sette o otto anni, dai lineamenti graziosi, profondi occhi azzurri e l'espressione seria, tutto contornato da dei folti capelli biondi.
Ma l'apparenza inganna. Lei, Shiho Miyano, costretta a vivere sotto le mentite spoglie della bambina Ai Haibara, era in realtà un ex membra dell'Organizzazione, che ora voleva ucciderla.
In realtà poco meno che vent'enne, era stata costretta ad assumere un farmaco da lei inventato che l'aveva ridotta in quello stato (Lo stesso che aveva trasformato anche Shinichi) e che, però, l'aveva aiutata a fuggire.
Adesso viveva nella casa del professor Hiroshi Agasa e, come tutti bambini della sua età, andava alle elementari e faceva i compiti.
Ma, quella messa in scena, non sarebbe durata ancora per molto. Shiho lo sapeva bene e lo stesso valeva per Shinichi.
Con rapidità si sistemò i capelli biondi, che erano leggermente scompigliati.
'Che aspetto da zombie che ho!' esclamò dentro di sé, mentre si avvicinava alla finestra del bagno, che era aperta.
Si affacciò per osservare la città dormiente.
Adorava la notte, perché in quei momenti si sentiva in pace con se stessa. Il silenzio, il buio e l'aria fresca l'appagavano in qualche modo.
Però aveva anche l'effetto collaterale di farla sentire sola al mondo. Cosa che lei temeva, più di venir uccisa dall'Organizzazione.
Restando affacciata alla finestra, notò con sollievo che si era alzato un po' di vento, che le schiaffeggiava delicatamente il viso.
Chiudendo gli occhi cominciò ad inspirare l'aria. Fu così che, sbarrando gli occhi, sentì di nuovo la puzza del fumo. Certa che venisse da fuori, cominciò ad osservare il quartiere con più attenzione.
Senza notare nulla di strano, decise comunque di andare a svegliare il professore.
'Qualcosa non quadra' cos'è questa puzza? Qui di solito l'aria è sempre abbastanza pulita.' pensò, mentre si avviava verso la porta del bagno. Molte esperienze passate le avevano insegnato ad essere sospettosa di tutto, senza dare nulla per scontato.
Uscì dal bagno, dimenticandosi di chiudere la porta e la luce.
Cominciò a camminare velocemente lungo il corridoio. Ma dovette fermarsi, perché una lieve scossa di terremoto la colse di sorpresa.
Durò solo pochi secondi, ma fu abbastanza forte da far cadere il professor Agasa dal letto.
Quando la terra tornò immobile, Shiho aspettò di vedere il professore spuntare dalla porta della camera e accendere la luce del corridoio, prima di esclamare «Chiama Shinichi. Ho il presentimento che sia successo qualcosa!»
Shinichi Kudo uscì di nascosto dalla casa di Ran e Kogoro Mori.
Mentre correva lungo il marciapiede, rielaborava i pensieri.
Solo un semplice scossa di terremoto, ecco cosa era successo. In Giappone è normale, avvengono spesso scosse sismiche del genere. Ma allora perché Shiho l'aveva chiamato con la ricetrasmittente dei Detective Boys, in piena notte, per chiedergli di venire a casa del professor Agasa?
La scuola era ormai finita da un paio di settimane.
Il peso dei compiti, l'obbligo di doversi alzare presto e l'aria gelida dell'inverno, avevano lasciato il loro posto all'estate. Un'estate così calda che risultava quasi impossibile riuscire ad addormentarsi di notte, mentre di giorno la voglia di fare qualsiasi cosa spariva.
I rami degli alberi erano immobili, le strade silenziose, le luci dei lampioni accese e le finestre delle abitazioni buie. Tutto taceva, come se il tempo avesse smesso di scorrere.
La notte dominava sulla città.
Il professor Hiroshi Agasa, così stanco da essersi assopito dopo poco tempo, aveva lasciando la finestra della sua stanza e la porta, che dava sul corridoio, aperte, a modo di far circolare l'aria e rendere più sopportabile la calura.
Un lieve venticello tiepido circolava all'interno dell'abitazione e regalava un po' di sollievo. Però, Shiho Miyano, che condivideva la stanza con il professore, non riusciva proprio a prendere sonno.
Oltre all'afa, ciò che le impediva di dormire erano i ricordi di un incubo che l'avevano fatta svegliare di soprassalto, pochi minuti prima.
Rigirandosi nel letto, in cerca di una posizione comoda, continuava a vedere nella sua mente i frammenti di quel sogno orribile.
Strinse i pugni così forte da rendere le nocche delle mani bianche. Tenendo gli occhi chiusi cominciò a pensare a delle cose positive. Tutto ciò che non riguardava il tema del suo incubo: l'Organizzazione, il cui obbiettivo era sempre quello di eliminarla.
Sospirò, dicendosi che ormai doveva essersi abituata. Sognare di venir uccisa dall'Organizzazione era diventata una routine.
'Devo smetterla!' pensò, rimproverando se stessa 'Avendo paura e comportandomi da idiota non risolverà niente.'
Decisa a darsi una rinfrescata al viso, visto che si sentiva molto accaldata, scese dal letto, infilandosi in modo distratto le pantofole.
Orientandosi nella penombra, uscì dalla stanza da letto del professor Agasa e si avviò verso il bagno.
Mentre camminava, senza fretta, tendendo le mani nelle tasche del pigiama e la testa china verso il basso, a modo che i capelli biondi le coprissero il viso, pensava.
'So già cosa farebbe Shinichi se fosse qui' si disse 'Mi direbbe di stare tranquilla e di non avere paura, perché finché non sarò sola, nessuno potrà farmi del male''
Sorrise, alzando lo sguardo e concluse 'Come vorrei poterci credere.'
Un colpo di vento improvviso, trasportò dall'esterno, uno strano odore nella stanza del professore Agasa.
Dopo poco tempo, esso raggiunse anche Shiho in corridoio, che avvertendo subito quella puzza, si voltò ed esclamò sotto voce «Cos'è? Fumo?»
Ma quando provò ad annusare di nuovo l'aria, il vento si era ormai placato e l'odore svanito.
Pensando di essersi sbagliata, riprese a camminare, raggiungendo la porta del bagno di servizio.
Prima di entrare guardò verso la stanza del professore. Vedendo che era tutto tranquillo, sorridendo varcò la soglia, accendendo la luce.
Decisa a darsi una rinfrescata, si sciacquò il viso e i polsi con dell'acqua gelida. Lasciandosi inebriare da quella piacevole sensazione, riuscì a calmarsi un po', mettendo da parte l'incubo che aveva fatto.
Cominciò ad osservare la sua immagine riflessa nello specchio. Quello che vide fu il viso di una bambina di circa sette o otto anni, dai lineamenti graziosi, profondi occhi azzurri e l'espressione seria, tutto contornato da dei folti capelli biondi.
Ma l'apparenza inganna. Lei, Shiho Miyano, costretta a vivere sotto le mentite spoglie della bambina Ai Haibara, era in realtà un ex membra dell'Organizzazione, che ora voleva ucciderla.
In realtà poco meno che vent'enne, era stata costretta ad assumere un farmaco da lei inventato che l'aveva ridotta in quello stato (Lo stesso che aveva trasformato anche Shinichi) e che, però, l'aveva aiutata a fuggire.
Adesso viveva nella casa del professor Hiroshi Agasa e, come tutti bambini della sua età, andava alle elementari e faceva i compiti.
Ma, quella messa in scena, non sarebbe durata ancora per molto. Shiho lo sapeva bene e lo stesso valeva per Shinichi.
Con rapidità si sistemò i capelli biondi, che erano leggermente scompigliati.
'Che aspetto da zombie che ho!' esclamò dentro di sé, mentre si avvicinava alla finestra del bagno, che era aperta.
Si affacciò per osservare la città dormiente.
Adorava la notte, perché in quei momenti si sentiva in pace con se stessa. Il silenzio, il buio e l'aria fresca l'appagavano in qualche modo.
Però aveva anche l'effetto collaterale di farla sentire sola al mondo. Cosa che lei temeva, più di venir uccisa dall'Organizzazione.
Restando affacciata alla finestra, notò con sollievo che si era alzato un po' di vento, che le schiaffeggiava delicatamente il viso.
Chiudendo gli occhi cominciò ad inspirare l'aria. Fu così che, sbarrando gli occhi, sentì di nuovo la puzza del fumo. Certa che venisse da fuori, cominciò ad osservare il quartiere con più attenzione.
Senza notare nulla di strano, decise comunque di andare a svegliare il professore.
'Qualcosa non quadra' cos'è questa puzza? Qui di solito l'aria è sempre abbastanza pulita.' pensò, mentre si avviava verso la porta del bagno. Molte esperienze passate le avevano insegnato ad essere sospettosa di tutto, senza dare nulla per scontato.
Uscì dal bagno, dimenticandosi di chiudere la porta e la luce.
Cominciò a camminare velocemente lungo il corridoio. Ma dovette fermarsi, perché una lieve scossa di terremoto la colse di sorpresa.
Durò solo pochi secondi, ma fu abbastanza forte da far cadere il professor Agasa dal letto.
Quando la terra tornò immobile, Shiho aspettò di vedere il professore spuntare dalla porta della camera e accendere la luce del corridoio, prima di esclamare «Chiama Shinichi. Ho il presentimento che sia successo qualcosa!»
Shinichi Kudo uscì di nascosto dalla casa di Ran e Kogoro Mori.
Mentre correva lungo il marciapiede, rielaborava i pensieri.
Solo un semplice scossa di terremoto, ecco cosa era successo. In Giappone è normale, avvengono spesso scosse sismiche del genere. Ma allora perché Shiho l'aveva chiamato con la ricetrasmittente dei Detective Boys, in piena notte, per chiedergli di venire a casa del professor Agasa?
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